Il romanzo breve, di Maria Cristina Fineschi, incuriosisce già dal titolo: Matematica, erbivori, mestieri. Quale sarà la relazione fra tre elementi così distanti tra loro? Cosa lega gli erbivori alla matematica e i mestieri agli erbivori? Il quesito è presto risolto e sorprendentemente affascinante.
L’Autrice scrive che ogni persona: “è un universo pieno di fondali, vette e caverne, di grattacieli e sottosuoli…” e lei, grazie alle sue capacità intuitive ed empatiche, è riuscita a cogliere la sfumatura più vera del sentire dell’animo di ogni singolo personaggio e ci dimostra, con semplicità, eleganza e anche ironia, come una caratteristica o una passione, influiscono nell’elaborazione del pensiero, nella lettura degli eventi che viviamo e nel modo in cui affrontiamo le nostre debolezze o le nostre vittorie.
Un romanzo breve che fa riflettere e anche domandarsi: Qual è la caratteristica, la sfumatura, la passione che traduce i miei pensieri e la mia vita?
L’oggettività, quindi, sembra non esistere, perché ognuno parte da un suo punto fermo per la produzione di concetti che portano a una singola e personale visione della realtà.
I protagonisti della storia hanno così modo di esporre in modo chiaro e conciso le loro osservazioni su tematiche sociali attuali di grande rilievo, quali: la disabilità che costringe Giosuè a vivere su una sedia a rotelle, l’idea di amore e felicità tradotta in formula matematica da Ginestra e le considerazioni di Picasso sui gas emessi dagli erbivori e come questi vivono la felicità.
(dalla Prefazione di Laura Beccattini)